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I migliori catering che lavorano per i brand moda


§In punta di piedi, senza mai invadere la scena, il food deve rappresentare qualcosa di indimenticabile all'interno di un evento. Un po' come le foto, che restano nel cuore – e nel tempo – ma sono comunque il mezzo e non il fine, che invece è l'evento stesso. La differenza tra cena e catering, infatti, non sta soltanto nelle tecniche di preparazione, nel fatto di agire all'esterno e nell'affidarsi a personale specializzato.

Sta anche nel fatto che il catering soddisfa un bisogno necessario – impensabile un evento senza la bollicina giusta, senza i finger e senza qualche piatto più strutturato – ma non è la ragione per cui ci si trova in quel preciso luogo. Di conseguenza, è ancora più importante perché siamo di fronte a una serie di equilibri da rispettare: il team di cucina deve studiare tutti i dettagli, dalla location allo spirito della situazione, per soddisfare sia gli ospiti sia soprattutto gli organizzatori. 

Ed è proprio questa capacità di interpretazione, al pari del livello di servizio, a far la differenza tra un grande catering e uno di cui, tutto sommato, ci si può accontentare. E se tutti gli eventi appaiono complessi, quelli legati alla moda lo sono anche di più. In questo caso, infatti, i piatti e gli allestimenti richiamano non solo l'identità del brand-committente ma anche, nel caso di una sfilata, i temi della collezione appena presentata. Ecco perché il compito di chi segue il food&beverage è particolarmente delicato. Per i brand del lusso si tratta di una scelta altrettanto delicata, e che li spinge a sviluppare relazioni che durano nel tempo.

Cuoio e violetta per Hermès

Serena Barbieri segue da cinque anni gli eventi di Hermès. Il suo background è anomalo: laurea in Lettere, obiettivi professionali totalmente diversi da quelli legati alla cucina, fino a quando non si trova a organizzare l'80° compleanno della nonna (“Lei mi ha trasmesso l'eleganza e la passione per il bello”) e scopre il piacere dell'accoglienza, della scelta di oggetti semplici ma al tempo stesso estremamente curati. La “poetica” di Barbieri ha come fondamento la tradizione e l'autenticità: non fa mai ricerca fine a se stessa e cura invece i dettagli in piena rispondenza con i desiderata del cliente. “Per me l'aspetto fondamentale è l'art de la table, perché se anche vuoi muoverti in libertà occorre sempre scegliere un asse, una direzione lungo la quale poter effettuare delle deviazioni”. Serena ha la passione per l'antiquariato, gira per i mercatini acquistando i propri oggetti del cuore e poi li utilizza per dare un valore aggiunto, il senso di casa, negli eventi organizzati da società di consulenza o banche d'affari. L'ultimo evento milanese di Hermès nel quale è stata coinvolta era la presentazione dell'essenza Hermessence Violette Volynka, e il cromatismo dei piatti per l'occasione è stato studiato nei minimi dettagli, con la presenza di cuoio e violetta come tonalità predominanti, per esempio nella tagliatella alle barbabietole con code di gamberi e datterini, accompagnata da una granita al cedro per realizzare il contrasto di temperature, o la vellutata di patate viola, cavolo rosso e tarassaco per infondere un tocco d'amaro. E, a conclusione del menu realizzato per soli 14 invitati (“Quelle situazioni in cui davvero non puoi permetterti nessun errore” precisa Barbieri), la semisfera di gelato al fico con croccante salato e nocciola caramellata con il tocco del top alla violetta bianca.

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